Il Baule del Borgo:
Vajont - 9 ottobre 1963 (tratto da "... frammenti di ricordi" di Ezio Sapi)
L’amico mi venne incontro felice con gli occhi pieni di gioia e mi obbligò a bere con lui una ombretta di cabernet nonostante l’ora mattutina consigliasse magari un cappuccino.
La sua felicità era dovuta al fatto che dopo lunghe e penose ricerche aveva ritrovato il padre.
Potei complimentarmi per pochi istanti perché alla domanda di come stesse il padre mi rispose: "E’ morto! Ho ritrovato il suo corpo in fondo alla vallata."
Bevvi ancora senza capire dove stesse la felicità e dove la pazzia; quell’amico mi faceva partecipe di un lutto ed io cercai di non dare risposte ma di ubriacarmi al più presto.
Dopo qualche giorno un amico carabiniere mi ferma per strada ed a bordo della jeep mi porta poco lontano ai piedi di un traliccio e mi indica un corpo a peso morto
appeso in alto, portato lassù dalla forza dell’acqua e dell’aria.
Lo riconobbi, era il mio amico Giovanni. Pieno di gioia, incontenibile come un bambino, comincia a gridare il suo nome e "Bocia, vien giò! Vien giò, boia d’un can che ci facciamo un ombretta!"
La manona del mio amico carabiniere mi fece rinvenire e cominciai a piangere a dirotto; il pianto era di gioia e di felicità!
Avevo ritrovato il mio amico, dato ormai per disperso. "Ora anch’io ho una tomba su cui pregare!" e pieno di comprensione e pietà l’amico si portò la mano sulla fronte per un saluto militare.
Quella tragedia portò via con sè i nostri cari ed anche la gioia di poterli piangere su di una tomba.
Molti sono ricordati da una lapide con scritto il nome ed una parola inpronunciabile "disperso" "dispersa".

"... frammenti di ricordi" 9 ottobre 1963 diga del Vajont

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